13/01/2020
Dal primo gennaio 2020 cambiano le regole sugli obblighi relativi alle dichiarazioni d’intento che non dovranno essere più spedite al fornitore e annotate, sia dall’emittente che dal fornitore stesso, in un apposito registro.

L’articolo 12-septies del decreto-legge “Crescita”, n. 34 del 30.04.2019 , convertito con modifiche nella legge n. 58 del 28.06.2019, ha apportato importanti modifiche all’articolo 1 del già menzionato DL 746 del 1983 , in tema di esportatori abituali e di adempimenti collegati alla dichiarazione d’intento. Facendo fin da subito presente che le modifiche dovrebbero entrare in vigore dal primo gennaio 2020, viene qui usato il condizionale in quanto non è ancora stato emanato il provvedimento attuativo delle nuove disposizioni e, pertanto, non è ancora pacifica la possibilità di rispettare le nuove norme che si vanno immediatamente a commentare.

La modifica al DL 746 riguarda sostanzialmente gli adempimenti sia a carico dell’esportatore abituale, sia quelli a carico dei fornitori dello stesso. Per quanto concerne il primo, ossia l’esportatore abituale, la norma prevede ora che egli debba sempre manifestare l’intento di avvalersi della facoltà di ricevere fatture senza Iva, ossia non imponibili, attraverso l’emissione della dichiarazione d’intento, come da modello approvato con provvedimento del 2 dicembre 2016 , da trasmettere telematicamente all’Agenzia delle entrate che deve rilasciare una apposita ricevuta riportante anche un protocollo di ricezione, ma non vi è più l’obbligo di annotare tale dichiarazione nell’apposito registro.

Nemmeno per il fornitore vi è più l’obbligo di annotazione della dichiarazione d’intento nell’apposito registro, e la nuova norma non stabilisce più, inoltre, che la dichiarazione d’intento, unitamente alla ricevuta di presentazione rilasciata dall’Agenzia delle entrate, debba essere consegnata al fornitore o prestatore, ovvero in dogana. Dal canto suo, il fornitore deve indicare in fattura emessa, senza applicazione dell’imposta in base alla dichiarazione d’intento, gli estremi del protocollo di ricezione della dichiarazione, rilasciato dall’Agenzia delle entrate.

Con riferimento alla presentazione della dichiarazione d’intento alle dogane, dal primo gennaio 2020 la norma stabilisce che il protocollo menzionato debba essere indicato nella dichiarazione doganale da parte dell’importatore e che «Per la verifica di tali indicazioni al momento dell’importazione, l’Agenzia delle entrate mette a disposizione dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli la banca dati delle dichiarazioni di intento per dispensare l’operatore dalla consegna in dogana di copia cartacea delle dichiarazioni di intento e delle ricevute di presentazione».

Pertanto, anche nel caso di richiesta di non applicazione dell’imposta in fase di importazione, non è più necessaria la presentazione della dichiarazione cartacea e della ricevuta di presentazione rilasciata dall’Agenzia delle entrate.

Per l’esportatore abituale la nuova procedura, dunque, può essere così sintetizzata:

-verifica, in ogni caso, da parte del soggetto interessato dei requisiti per potersi avvalere delle disposizioni per gli esportatori abituali;

-compilazione della dichiarazione d’intento, utilizzando l’apposito modello, ed invio della stessa, telematicamente, all’Agenzia delle entrate;

-acquisizione della ricevuta rilasciata dalla Agenzia delle entrate contenente anche un numero di protocollo identificativo della stessa.

Ribadendo che la singola dichiarazione d’intento non deve essere più progressivamente numerata dal dichiarante, così come nemmeno dal fornitore, e non deve essere nemmeno più annotata in apposito registro, a questo punto, però, anche se la norma, come si è detto, non prescrive più neanche l’invio di una copia della dichiarazione d’intento e della relativa ricevuta al fornitore, affinché quest’ultimo sia in grado di conoscere l’ammontare di operazioni che è tenuto a fatturare come non imponibili, sarà ancora necessario, da un punto di vista molto pratico, che l’esportatore abituale invii al fornitore la sopradetta documentazione, anche al fine di poter venire a conoscenza del numero di protocollo da inserire in fattura.

Per quanto riguarda quest’ultimo soggetto, ossia quello che genericamente viene definito il fornitore dell’esportatore abituale, egli dal primo gennaio 2020 è tenuto, dunque, alla sola indicazione in fattura del numero di protocollo della dichiarazione d’intento che gli consente di emettere fattura non imponibile, dopo aver controllato, però, per via telematica, la presentazione della dichiarazione d’intento all’Agenzia delle entrate da parte dell’esportatore abituale.

Facendo presente che si ritiene utile (e necessario) che l’esportatore abituale continui ad inviare la dichiarazione d’intento ai propri fornitori, con qualsiasi mezzo, anche tramite email o pec, affinché questi ultimi possano prendere ufficialmente conoscenza del fatto che dovranno emettere fatture non imponibili, a livello pratico si ritiene opportuno, altresì, che, sia l’esportatore abituale che il singolo fornitore, provvedano alla conservazione, analogica o digitale, delle dichiarazioni d’intento, rispettivamente emesse e ricevute, al fine di non incappare in errori che potrebbero portare anche al così detto splafonamento che può comportare, come si dirà nell’apposito paragrafo, all’applicazione delle prescritte sanzioni.

Infine, il secondo comma dell’articolo 12-septies del già richiamato decreto “Crescita ” ha rivisto il regime sanzionatorio applicabile al cedente o prestatore che effettua cessioni o prestazioni senza prima aver «riscontrato per via telematica l’avvenuta presentazione all’Agenzia delle entrate della dichiarazione» d’intento. Dal primo gennaio 2020 la sanzione amministrativa, prevista dal comma 4-bis dell’articolo 7 del D. Lgs. 471/1997 , passa da una misura fissa prevista in precedenza, che andava da euro 250 a euro 2.000 per chi, come recitava la precedente norma, «effettua cessioni o prestazioni, di cui all’articolo 8, comma 1, lettera c), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 , prima di aver ricevuto da parte del cessionario o committente la dichiarazione di intento e riscontrato telematicamente l’avvenuta presentazione all’Agenzia delle entrate», ad una molto più severa stabilita nella misura dal 100 al 200 per cento dell’imposta.