25/09/2019

(Il Sole 24 Ore del 25/9/2019, I Focus del Sole 24 Ore, pag. 9, Simona Ficola, Benedetto Santacroce)
IVA. Con l’accordo contrattuale si dimostra la buona fede del cedente

L’accordo contrattuale per l’acquisizione della prova del trasporto della merce all’estero da parte di terzi può essere un elemento per provare la buona fede del cedente e per ammettere la non imponibilità della cessione intra-Ue. Questo principio è contenuto in una pronuncia della Corte di cassazione (sentenza 4045/2019).

In effetti, l’applicazione dell’Iva in un determinato Stato unionale dipende dal verificarsi di specifici criteri di collegamento dell’operazione con il singolo Paese (presupposto territoriale).

In particolare, con riferimento alla cessione di beni, l’operazione si considera effettuata in Italia se ha ad oggetto beni che si trovano nel territorio dello Stato.

Quando invece i beni sono spediti, ad esempio, in altro Stato membro della Ue, l’operazione viene qualificata come cessione intracomunitaria, al verificarsi di altri presupposti. Ebbene, l’effettivo trasferimento del bene nel territorio dello Stato membro di destinazione si inserisce nel più ampio tema delle prove relative alla effettiva realizzazione delle cessioni intracomunitarie. Questo, oltre a essere un tema di assoluta attualità in ambito unionale, in virtù dell’adozione del nuovo regolamento 1912/18 che ha individuato una serie di documenti da cui si presume che i beni sono stati spediti o trasportati dal territorio di uno Stato membro a un altro Stato membro, ha interessato nel corso dell’anno anche i giudici di legittimità.

Infatti, la questione della prova delle cessioni intracomunitarie, si pone come un punto focale per l’espansione delle imprese all’estero, ciò in quanto le cessioni effettuate in base all’articolo 41 del decreto legge 331/93 – non imponibili – necessitano di avere la prova del trasporto della merce presso un altro Stato membro. Sinora, per le cessioni intraunionali la prova della non imponibilità in capo al fornitore non era determinata per legge, sicché nei vari Stati si sono manifestati diversi orientamenti. Ad esempio, nelle ipotesi di cessione EXW, ossia franco fabbrica/franco magazzino, tali prove devono essere monitorate e richieste, in primis, ai clienti; quando, invece, il trasporto è a cura della società, la prova deve essere richiesta allo spedizioniere incaricato.

In proposito, la Suprema Corte ha affrontato il tema con riferimento a un’ipotesi di cessione intracomunitaria con resa EXW, che configura un’ipotesi di accordi Incoterms più delicata rispetto alle altre, comportando la necessità di una maggiore attenzione e monitoraggio dell’operazione da parte dell’operatore domestico che intende realizzare l’operazione intracomunitaria, senza applicazione dell’imposta all’atto della cessione, come normativamente previsto dalla direttiva unionale e dalla normativa Iva nazionale.

In particolare, nell’ipotesi in cui l’acquirente benefici del potere di disporre del bene e non abbia assolto all’obbligo, previsto dall’articolo 41 del decreto legge 331/93, di trasportare lo stesso al di fuori dello Stato membro di cessione, ai fini del riconoscimento della esenzione dall’Iva a favore del fornitore, è necessario che lo stesso abbia agito in buona fede, impiegando la massima diligenza di un imprenditore accorto, al fine di non essere coinvolto in un’operazione finalizzata all’evasione. La Suprema corte ha chiarito che il cedente ha diritto alla esenzione dell’Iva solo ove fornisca la prova documentale rappresentativa dell’effettiva dislocazione della merce nel territorio dello Stato membro di destinazione o di fatti secondari, dai quali emerga la presenza delle merci in territorio diverso dallo Stato di residenza.

Due principi chiave
La buona fede del contribuente Corte di Cassazione, sentenza 4045/19: qualora il documento di prova dell’avvenuto trasporto in altro Stato membro sia in possesso di soggetti terzi non collaboranti o non sia acquisibile da altri soggetti, il cedente deve aver concordato, nei contratti stipulati con il vettore, con lo spedizioniere e con il cessionario, l’obbligo di consegna del documento e, dopo l’altrui inadempimento, deve aver esperito ogni utile iniziativa giudiziaria;

Cassazione 13743/19: in ipotesi di cessioni inesistenti, il cedente non beneficia dell’esenzione dell’imposta non sussistendo né l’effettivo trasporto della merce fuori dal territorio dello Stato, né la buona fede dello stesso

La variazione dell’imponibile Cassazione 12468/19: in caso di risoluzione contrattuale relativa a contratti a esecuzione continuata o periodica, in un abbonamento telefonico, il prestatore può diminuire la base imponibile in relazione alle prestazioni eseguite e non remunerate prima della risoluzione per inadempimento unilaterale dell’altra parte

 

leave a reply

cinque + 14 =