01/12/2017
Spetta al contribuente provare che i costi dedotti sono inerenti all’oggetto sociale; la relativa fattura non può essere generica. Con queste motivazioni la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei soci di una Srl contro la decisione della CTR del Veneto che, respingendo gli appelli promossi dalla società contribuente, ha ribadito, a conferma delle decisioni di primo grado, la legittimità degli avvisi di accertamento per Irpeg, Iva e Irap, tesi a recuperare i costi dedotti dalla società ritenuti non adeguatamente documentati e non inerenti, nonché le corrispondenti detrazioni Iva. I recuperi erano riferiti a fatture emesse da un’altra Srl per asserite prestazioni di consulenza promozionale, marketing e organizzazione di iniziative propagandistiche, utilizzate nell’ambito del rapporto intercorrente con una società per azioni cliente della Srl ricorrente ed erano in particolare fondati sulla discrasia fra l’attività risultante dall’oggetto sociale e dal codice di attività della Srl ricorrente e quella di consulenza industriale riferibile alle prestazioni di cui ai costi recuperati e dichiaratamente esercitata, nonché sulla genericità delle fatture oggetto di contestazione, oltre che sull’esistenza di stretti rapporti di parentela tra i soci e gli amministratori delle tre summenzionate società. La CTR aveva ritenuto fondati gli accertamenti, considerando la Srl, fornitrice della consulenza promozionale e di marketing, una società cartiera, in quanto: mancava innanzitutto la definizione dell’attività di consulenza prestata dalla Srl ricorrente in favore della Spa cliente; secondo poi, l’importo complessivo delle fatture emesse dall’altra Srl nei confronti della ricorrente era tale da coprire pressoché integralmente l’entità dei ricavi della società; inoltre, le fatture emesse, oggetto di recupero, erano estremamente generiche; elementi tali da far anche pensare “ad un giro di coperture fasulle generate dall’attività di cartiera svolta da dall’altra srl”. La Corte di Cassazione, nella sentenza n.27777 del 22.11.2017 ha rigettato il ricorso della Srl ritenendolo infondato, in quanto ha ricordato che la fattura costituisce elemento probatorio a favore dell’impresa solo se redatta in conformità ai requisiti di forma e di contenuto prescritti dall’art.21, Dpr n.633/1972 e idonea a rivelare compiutamente natura, qualità e quantità delle prestazioni attestate; inoltre, ai fini della deduzione dei costi, in tema di imposte dirette e ai fini di detrazione Iva, incombe sul contribuente l’onere di provare l’inerenza del bene o del servizio acquistato con l’attività imprenditoriale, intesa come strumentalità del bene o del servizio all’esercizio dell’attività medesima.